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SoSAlbergatori, la voce fuori dal coro. SoSAlbergatori nasce a Gennaio del 2009 dall’idea di un gruppo di amici e colleghi. Si chiacchierava d’avanti ad una birra, di spazi ed opportunità di scambio nel nostro settore e della difficoltà di ritrovarsi » Leggi tutto »

Bollette Italiane e stipendi all’est

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Nelle ultime settimane c’è stata una forte polemica sul mercato del lavoro in Riviera.

Si è parlato di schiavitù e la Procura della Repubblica ha addirittura aperto un fascicolo al proposito.

Fermo restando che lo sfruttamento sotto ogni sua forma è da colpevolizzare e perseguire, questo argomento fa nascere molti spunti di riflessione che vogliamo condividere con voi.

Si parla di sfruttamento in quanto si fanno lavorare persone soprattutto dell’est Europa per 10/12 ore al giorno senza giorno libero, retribuendole con vitto, alloggio e 1.000 euro mensili. Gente che arriva ad inizio stagione e torna a casa a Settembre.

Persone che nella loro patria hanno un’aspettativa di guadagno pari a 200/300 Euro e che in pochi mesi posso portare a casa l’equivalete di due anni di lavoro.

Ma perché l’albergatore ricorre a questa manovalanza?

Bhè, è chiaro che a fronte di costi sempre più insostenibili, una pressione fiscale opprimente e senza eguali, da “perfetto furbetto” si adopera nel tagliare i costi più rappresentativi in modo da poter offrire sul mercato il suo prodotto a prezzi competitivi.

Un po come fanno le grandi Aziende, anche quelle più insospettabili.

Da dove pensi arrivino i pomodori secchi marchiati COOP che mangia a pranzo? Dalla Calabria? Non pensarci nemmeno. L’olio arriva dalla Moldavia, come se qui in Italia non ne avessimo abbastanza. Link

La magliettina Versace che usi per uscire? Da Prato? Neanche a parlarne. Taiwan.

La moca Bialetti con la quale ti fai il caffè tutte le mattine? Da Brescia? Ridicolo! Romania.

Per non parlare poi del bel pandino FIAT con il quale scorazzi: Torino non l’ha mai vista ma la Polonia la conosce bene…

I bellissimi asciugamani Frette? Made in Turkey.

Le splendide calze Omsa, Golden Lady, SiSi… Serbia, Ucraina.

La Coca-Cola? Sta delocalizzando l’amministrazione in Bulgaria, quindi se volete chiarimenti per le fatture…

E i soldi che tutti i mesi versiamo per pagare le fatture Fastweb, TeleTu, Infostrada, Sky? I soldi sono Italiani, ma gli stipendi finiscono in Romania, Albania, Ucraina, etc., grazie alla delocalizzazione dei Call-Center.

Addirittura anche la Costa Concordia pare verrà smantellata in Turchia, perché visto il costo del lavoro, l’operazione risulta essere molto più economica che smantellarla a Genova.

Detto questo, non comprendiamo la differenza di sfruttamento tra un lavoratore che lavora in patria assunto da un’Azienda Italiana che vende in Italia (con costi ed obblighi non in linea con i nostri) ed uno che lavora in Italia.

Lo sfruttamento c’è in ambedue i casi. Bene.

Ma perché è consentito “sfruttare” questa gente nella loro terra a 300 euro al mese e non “sfruttarla” in Italia al triplo dello stipendio con vitto e alloggio pagato?

Quando si parla di Spread ed i tassi salgono, si da la colpa al mercato.

Quando parliamo del guadagno misero dei contadini che coltivano le terre, si da la colpa al mercato.

Anche la benzina sale e scende in base al mercato.

Ci chiediamo: Come mai tutto oscilla in base al mercato ed il costo del lavoro no?

Se uno studente, prossimo al diploma decide di voler fare una stagione in fabbrica a svuotare i cestini della carta per pagarsi una vacanza a fine anno ed in perfetto accordo con l’Azienda decide di lavorare per 500 Euro al mese, perché non può farlo?

Perchè sarebbe sfruttamento, dice la CGIL, la CISL, la UIL o uno delle decine dei sindacati presente in Italia.

Ma allora, perché si permette ad alcune Aziende di sfruttare manodopera a basso costo fuori dai confini nazionali e di vendere il proprio prodotto in Italia “dopando” così il mercato e affossando le poche Aziende virtuose che non possono (o non vogliono) delocalizzare?

A noi sembra come nascondere la polvere sotto il tappeto!

L’equità in Italia non esiste, e questo ormai è accertato, ma se un prodotto fabbricato in Romania ha un’incidenza di costo/lavoro del 10% e lo stesso prodotto fabbricato in Italia del 40%, possibile che a nessuno sia venuto in mente di tassare quello di importazione al fine di eguagliarne i prezzi di mercato?

Possibile che noi Italiani dobbiamo sempre confrontarci con una concorrenza che gioca ad armi impari?

Il settore tessile a Prato è morto, perchè sono arrivati i cinesi.

Il commercio al dettaglio in Italia è morto, perchè sono arrivati i Cingalesi.

Il lavoro edile è morto perchè sono arrivati i manovali dall’est Europa.

Quante altre colonizzazioni dobbiamo subire?

In Italia un Operaio con una busta paga mensile di 1.000 euro, ha un costo complessivo annuo per l’Azienda di circa 25.000! Ma dove vogliamo andare…

Il fatto è che molti imprenditori non contestano il costo totale ma l’ampio margine che c’è tra il costo totale ed il reale percepito dal lavoratore!

Non sarebbe più semplice pagare TUTTO al lavoratore che a sua volta provvederà a pagare autonomamente la parte contributiva, previdenziale, etc?

Almeno vi sarebbe una maggiore consapevolezza di quale sia davvero il costo del lavoro in Italia e magari tutti cominceremmo a scioperare non per i salari bassi ma per una pressione fiscale ESAGERATA!

Ma tutto questo un giorno finirà. Non può durare per sempre…

La domanda è: Come?

Finiremo a produrre tutto all’estero? Ok, ma prepariamoci alla morte sociale di un’intera fascia di reddito.

Torneremo a produrre in Italia e ad assumere solo Italiani?

A questa domanda rispondete voi!